giovedì 19 dicembre 2013

Recensione di "Tutto ciò che di hipster so sull' hip hop" - NGE, 2013

Ci sono 4 tipi di recensioni sbagliate:

  • Quelle fatte all' opera di un artista che però è anche tuo amico;
  • Quelle lunghe
  • Quelle fatte per un genere musicale che non conosci bene;
  • Quelle che, preso l' autore dalla ispirazione che dà l'opera recensita, diventa una specie di tema di poesia del liceo.



Per qualche motivo, ora sto cercando 
di realizzare bene questi quattro errori.



Sarò onesto: NGE (Angelo) oltre che uno dei miei artisti preferiti, è uno di quegli amici che si possono davvero definire buoni, con cui ha importato la qualità, la densità, ma anche la leggerezza del tempo, e molto meno la quantità.


Ma non siamo qui per parlare della (particolare, ve lo assicuro...) persona,
bensì un tentativo di parlare della sua opera.



E partiamo dal "fuori":
i titoli, i nomi.


Artista: Nge

Album: Tutto quello che di Hipster so sull' Hip Hop

Etichetta: Hopeland Studio



E' la copertina di un album?


Sappiatelo subito: il nome del nostro artista qui ha un doppio volto (un po' come Spiderman e Peter Parker):

Da un lato è la banale diminuzione dell' anagrafico "Angelo", il suo nome.


Dall' altro però è più interessante.


NGE in persona ci dice in qualche intervista che "NGE" è acronimo di  
"NGE Garantisce Emozioni", il che già pare assai ironico, perché - com'è evidente a tutti  - NGE ri-compare come spiegazione di sé stesso.

E questo già la dice lunga su come qui piaccia l' uso alternativo del dono della parola.  E poi - non è così? - pare anche una nostalgica pubblicità anni 90'.

In pieno spirito.

L' album si intitola in un modo abbastanza semplice, ma in effetti strano da capire, le parole utilizzate fanno parte di un lessico massificato (hipster è una parola alla moda, oggi) eppure esso non pare affatto destinato alla massificazione (anche se sarebbe desiderabile). 

Questo titolo credo sia da spiegare con l' intervento del produttore di Hopeland Studio, aka Bartolomeo Giulianoil quale ha forse cercato di esprimere l'aria che gira attorno a questi ambienti che conosce fin troppo bene, 
essendone anche diventato da anni uno degli esponenti di punta fin' oltre la provincia, con le sue produzioni. 

Insomma, pare che in questi titoli l' ironia, lo scherzo, siano tanto.

Anche e soprattutto a guardare la copertina dai font (orrendi, credo proprio volutamente) e lo stile colorato saturo di infantilismo.

C'è qualcosa di strano che ammicca.

L' album infatti, come vedremo, è molto distante dalla categorizzazione di genere.



Però passiamo alla Musica.

Le tracce sono "solo" 7
Ma sono densissime e valgono per il doppio, non preoccupatevi.

Che succede quando si mette play?

Quando si mette play, 
dall primo pezzo dell' album (che ho trovato sia su Spotify che su iTunes)
si apre un contesto:
suoni elettronici, morbidi, synth profondi, campanelli.

Dove siamo?

No,
di certo non siamo nel normale dominio dell' Hip Hop,
ci aspettavamo qualche ritmo di qualche drumset.
Ma niente eccetto suoni morbidi, carillon. Tutto malinconico, sereno, avvolgente.

Ci si sente un po' spaesati, insomma. Dov'è l' Hip Hop del titolo?
...fino a quando arriva la voce di NGE:

Me ne andrò così come sono venuto, facendo piangere mia madre.

…Bene. Un annuncio di morte. 
Ci si sente ancora più spaesati, in effetti.
Tutto è ancora dolcissimo nella musica.
Ma già qualcosa cambia.

La ruggine ricopre la mia faccia.
La prima gaffe di Dorothy appena messo piede ad Oz
fu di non aggiustarsi i capelli alla "tutti pazzi per mary".

Niente rime, niente ritmo (nella musica), niente contesto.
E poi: perché si stia parlando… del mago di Oz, adesso?

Siamo sparati subito in un flusso random di immagini a parole e suoni.

La tentazione di vedere vividamente con gli occhi dell' immaginazione e del ricordo
tutto quello che ci viene suggerito, è da subito irresistibile.
Vi si cede, in automatico:

"Era l' amore ai tempi dell' omnitel, 
l' amore senza casco
l' sos ricarica
il nostro primo coito interrotto insieme,  it was all a dream, abbracci da wall-paper e poi verso la  friend-zone"


E' tutto senza schemi o pietà di forma o semantica:
In soli 10 secondi si passa dalla terminologia spudoratamente preadolescenziale, 
ad immagini appassionate ma crude, gestori telefonici, romanticismo fallito,
insomma l' evocazione di mondi interi da piccoli dettagli estremamente caratteristici, i punti caldi della nostra immaginazione, del nostro "prima", dal suo passato, toccati sapientemente, ingenuamente.
E' così comincia il trasporto.

Si capisce: è un pezzo (forse un album) di nostalgia.



Ora, non ho l' intenzione di analizzare ogni frase.
(anche se sarebbe interessante)




Ma userò questo pezzettino a titolo di esempio. Siamo in un un brano dove si ascolta 
- a raffica - in 3 secondi:

"Più veloce di Jules, Jim e Cathrine,
cene a lume di lava lamp
e smancerie da poltergeist"

E' evidente che le citazioni degli ambiti più disparati sono innumerevoli, veloci, e non hanno mai fine.

Cioè, rendiamoci conto:
La nostra mente deve aprire l' immagine-file di una Lava Lamp. In pochi millisecondi.

(Eccola)

Si deve aver visto il capolavoro di Truffaut in bianco e nero, deve conoscere la parola tedesca poltergeist nell' ambito del paranormale, ecc.


  
Smancerie da poltergeist, si diceva.

E noi che ascoltiamo, e immaginiamo perchè conosciamo i termini, 
subiamo con piacere e in automatico tutto questo accavallarsi, assaporandolo con l' immediatezza dell' intuizione, col guizzo dell' immaginazione. 

Capiamo, in qualche modo, quanto veloce può essere la nostra mente.
Tuttavia, 
E' chiaro che chi non sappia cosa sia un Poltergeist, non abbia visto Jules e Jim di Truffaut, eccetera, non può godere come "noi"
Ci sentiamo un po' privilegiati.


Questo, insomma, non è un album che si pretende esser godibile per la maggioranza di ascoltatori, per queste ragioni.

Ma questo non è sempre vero.


Prendiamo "Gnu Era", a metà disco.

Pare un pezzo assai più facile, caustico, intelligente.
E' una esplicita critica al mondo dell' Hip Hop,
il che di per sé, sarebbe una cosa noiosamente tipica e autoreferenziale dell' Hip Hop.

Ma qui ci troviamo in qualcosa di molto diverso. 

Le strofe sono più lontane dal lirismo e dalla citazione ricercata, è tutto più diretto e sarcastico.
La cosa più divertente, è che abbiamo tanto di ritornello annunciato in stile "Gioca Jouer", infarcito di trombe da stadio sintetizzate,  che ci suggerisce a ritmo di ballo i passi per diventare un vero Gangsta Rapper.




…Spassosissimo.


Nonché una chicca lodevole della produzione.
Assai acuto il finale parlato dalle due voci computerizzate. 




A proposito di produzione e design sonoro, pare non si scenda a compromessi contro una certa innovazione: i suoni sono tutti molto sperimentali ma conoscono la loro direzione e il loro scopo, pieni anche loro di citazioni, dal Rap, dal Trip Hop, e in qualche modo anche forse dall' Indie Rock.
Pensiamo a "Blefarostato", "Murdok".



A proposito di sperimentazione sonora:
"Naga Def Jean" è un esempio davvero nobile di brano realizzato interamente con suoni del corpo: Body Sound, Sospiri, Beatbox.




Sarebbe interamente analogico, non fosse per un synth assai discreto e suggestivo che pare venire dal Tibet, impressione accentuata dalle voci corali che si attorcigliano sempre di più, come canti di strani monaci alieni.



E' che proprio non saprei come altro definirle.



Insomma,
La suggestione e il piacere sono alti,
il senso di novità pure.

Si accompagnano bene i significati delle parole, gli schiocchi di lingua e saliva dei beat.
In questi elementi somiglia molto all' inizio di "Kaya", ultimo pezzo.
che tra l' altro inizia con citazioni dal mondo orientale. E abbiamo altri concetti molto densi come Nirvana, Samsara, Loto completo.

(NGE tutt'oggi è studente di cultura orientale, n.b.)



Immagini a seguire, a mitraglietta su ritmi incalzanti:





Pretty woman, Aurora boreale, Succhiotti, Davide e Golia, Kickass contro Megatron, Diluvio Universale, Poker Face (e FacePalm), Zombie


Insomma, avete capito: 
Si rischia spesso di perdersi, di errare, perché è quasi tutto il mondo da ogni angolo che viene portato in mente, non certo senza criterio.



Dico "quasi tutto il mondo" perché c'è in effetti comunque un recinto (elastico):
 è il mondo di un ragazzo, ad esempio. 
E tuttavia già pieno di nostalgie.
Ecco NGE.
E tuttavia non guarda solo al passato ma si ha un tempo pluridimensionale.
E tuttavia è un album pieno di tuttavia,
per tutte le vie.
E un recinto senza recinto.
Di immagini di un sognatore, di un tipo assai trasversale, 
sia compatto che disperso, un giocoliere di immagini, parole,
un amico dallo spirito particolare, con cui questo cerchio commovente strano e divertente lo condivido insieme a tanti.


E questo, anche se è contro l' obiettività, impreziosisce ancora di più un album che
obiettivamente sta dinnanzi a me come un raro lavoro di alta qualità.


Ne sono un fortunato fan.